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Estate 20

good morning (9)

Agosto 2020

Stasera è la serata giusta per scrivervi visto che negli ultimi mesi, dopo la grande chiusura, ho trascurato questo mio fantastico spazio.

Facciamo ordine: vi avevo raccontato alcune cose durante il lockdown, esperienze quotidiane e pensieri personali. Ho vissuto emozioni contrastanti durante quei giorni e spesso ho pensato che quella potesse essere l’occasione giusta per tutti noi di migliorare, un monito per far bene, ricordarci quanto avevamo toccato il fondo e risalire più forti di prima.

Col passare dei giorni però mi rendevo conto che questa era una grande stronzata e grazie a qualche amico illuminato che costantemente ripeteva “non illuderti, non cambieremo” questa tesi andava via via per concretizzarsi.

Ebbene si, non siamo cambiati, non siamo migliorati, l’umanità è sempre la stessa e in alcuni casi forse è pure peggiorata.

Ma non sono rimasto deluso, devo ammetterlo. La mia dolce utopia è durata il tempo giusto per coltivare all’interno del mio appartamentino di 80 mq nuovi sogni di gloria soprattutto per me stesso e una nuova vita lavorativa per esempio.

Dal primo luglio ho iniziato una avventura che mi sta dando grandi soddisfazioni, ma chiaramente è solo l’inizio e quindi come sempre “testa bassa e pedalare”.

Però se mi permettete una cosa vorrei dirla: credete nei vostri sogni, guardate in faccia la realtà, prendete in mano la vostra vita, iniziate a considerare quell’approccio positivo di cui vi parlano tutti come una priorità e non un’opzione. Cominciate a farlo e noterete che dentro di voi qualcosa cambierà, sentirete una nuova energia che vi porterà a raggiungere grandi risultati e troverete il coraggio di fare cose che avete sempre pensato di fare ma che non avete fatto mai.

E’ il momento giusto per tirare fuori dal cassetto quei sogni impolverati che sono lì da un po’, e fatelo soprattutto per voi.

Credeteci e nel frattempo seguitemi, ho voglia di raccontarvi una storia.

Ci sentiamo presto.

Daniele Gareri

 

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Cortile interno

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Un tavolo con vista sul cortile interno di un bel condominio in pieno centro storico. Una tazza di caffè che ormai si sta raffreddando ed il portatile che come un fedele scudiero mi accompagna. Lou Reed ha deciso di riproporre il suo repertorio ed io non posso che acconsentire anzi, scelgo alcuni dei suoi pezzi topici. Sono al secondo piano e davanti a me la finestra è aperta. Quello che vedo è una schiera di finestre tutte uguali, con gli scuri amaranto, disposte in modo lineare su tre piani. Come dicevo, affaccia all’interno e dietro quelle finestre ci sono altre abitazioni, più o meno grandi e forse qualche ufficio. Questo palazzo una volta era un’unica abitazione è questo che mi suggerisce la struttura considerata la posizione centrale sopra i portici e l’entrata unica. Davanti a me una signora stende un paio di pantaloni ad asciugare. Una piccola edera prova ad aggrapparsi al davanzale della finestra, arranca e gli darò un po’ d’acqua, non penso sia secca ma fra poco controllerò meglio. C’è il sole. Continuo a bere il mio caffè e trasportato da questo mood leggo alcune notizie on line. In una delle finestre del terzo piano noto che anche le tende all’interno sono amaranto proprio come gli scuri e riconosco che sia stata una scelta cromatica felice, viste da fuori sono belle. Penso che la voce di Lou si stia diffondendo per tutto lo stabile, abbasso un po’ sia mai che qualcuno si infastidisca. Fuori c’è fresco, vado a prendere una camicia in ciniglia e me la butto sulle spalle pur di non chiudere la finestra. Nelle altre vedo tappeti appesi e abbigliamento di vario genere, a prendere aria. Parte un’aspirapolvere, è quasi mezzogiorno, sento rumori di stoviglie ed una pentola: qualcuno ha messo a bollire dell’acqua? Probabile. Sotto di me c’è il retro di un locale, la cucina inizia a prendere vita. Sento il profumo di carne e lo sfrigolare intenso di olio: è partita la friggitrice. Nel frattempo i raggi del sole cambiano angolatura e di conseguenza cambia la luminosità della stanza in cui mi trovo. Le ore passano velocemente: da quanto sono qui? Sto bene, è una bella sensazione, mi sembra di esserci sempre stato. Sento alcune voci provenire dagli appartamenti sottostanti. Sono già passate sei ore ma non lo so di preciso, non guardo più l’orario. Sento un cane abbaiare ma non capisco da dove arrivi, ormai le finestre sono chiuse. Nello spicchio di cielo che posso vedere noto le prime stelle al crepuscolo. Ora continuo a guardare le mie mani screpolate battere su questa tastiera, è un ritmo confortante. Mi sento bene mentre fluttuo in questa parentesi, sono sempre stato qui, forse è sempre stato il mio posto. Questi vestiti sono gli stessi che avevo quando è iniziato tutto, questa camicia, questi pantaloni. Mi fanno compagnia alcuni pensieri, si siedono al mio fianco e mi ricordano di quanto io sia fortunato, mi danno forza e come una nuova energia sento che finalmente è venuto il momento di staccare tutti e scalare la cima come quella volta che in bici da corsa arrivai lassù, proprio dove volevo essere. Tutto quello che ho e che sono è qui, dentro di me. Alzo lo sguardo ma fuori è sera, non vedo più nulla e non sento più nulla. Mi riscopro davanti ad uno specchio che questa mattina era una finestra vista cortile interno e rivedo un viso conosciuto. Continuo a scrivere.

Daniele Gareri

 

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libertà

I ragazzi, i marinai

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I due ragazzi sono partiti incrociando le labbra, baciandosi piano.

Le luci del porto si allontanano, i marinai iniziano il loro viaggio.

Sognano un approdo sicuro nella tempesta quotidiana. Giovani e pieni di vita, sussurrano parole che sanno di speranza (in una creuza sul mare immaginario d’una giornata d’ottobre fresca e umida, s’erano fatti una promessa guardandosi negli occhi). Ora, suoni d’oriente accompagnano i marinai che hanno iniziato a viaggiare e pieni di vita abbandonano casa con un po’ di nostalgia ma tanta voglia di vivere. E’ un viaggio duro, pieno di sale negli occhi, fatto di scivoloni su banchine umide e di sbronze emotive. Giornate che iniziano prima dell’alba tirando funi troppo pesanti ed issando vele gonfie d’un vento che un giorno ti spinge a largo e l’altro ti blocca. Un viaggio in mare è un sacrifico.

I due ragazzi continuano a baciarsi tenendosi stretti, evitando che le onde possano travolgerli. Uniti, non affondano, uniti navigano spediti. Solcano questi mari affollati e pieni di insidie, di mani traditrici, di arrivisti ben vestiti, di parolai gesticolanti mezzi diavoli e mezzi santi. Ah!Ma questi due ragazzi si scambiano libri e al loro interno, due cuori che rinsaviscono. Che dono, il più importante. Gli occhi parlano e rispecchiano una chiesa sul mare, la costa ligure e le barche a vela. , avevano deciso di partire insieme. Nei loro occhi sogni conquistatori, poco avvezzi ai compromessi, dai caratteri ruvidi e spigolosi. Come i ragazzi, come i marinai. I gabbiani volano danzando sopra di loro, l’acqua diventa sempre più blu e più profonda, le notti sono più scure e la solitudine li avvolge.

Ma non hanno più paura. I ragazzi hanno preso il largo, come quei marinai che partono.

Daniele Gareri

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storie, tempo, vita

Mi riassumo.

Spero che il 2015 possa essere altrettanto bello e ricco d’emozioni. Lo auguro a me e a voi. Ma soprattutto a Voi.

Partendo da quelle persone che in questi mesi mi sono state vicino nei momenti difficili, e quelle che brindavano con me quando c’era da festeggiare. Con alcune di loro ci siamo scambiati i cuori, custodendoli gelosamente. Altre invece mi hanno affidato le loro piccole speranze, riempendomi d’orgoglio. Con altre ancora ci siamo scambiati parole importanti, talvolta tratte dai nostri libri preferiti. Consigli di lettura, scambio d’opinioni, visioni comuni. Poi ci sono state quelle persone con cui cresci nel confronto e che la pensano diversamente da te, con loro sali le scale e raggiungi quei piani che altrimenti vedresti dal basso, a patto che il confronto sia pulito e corretto. Ho poi giocato a pallacanestro d’estate con coloro con cui condivido questa passione e che è sempre un piacere incontrare. Ho fatto delle scelte e queste scelte mi hanno portato ad essere solo alcune volte. Ho provato a rendere felice chi mi sta intorno, ma non so se ci sono riuscito, non posso dirlo io. Ho visto ed ho seguito i fatti che accadevano nel mondo e sono rimasto sconcertato più di una volta, chiedendomi che ne sarà di noi, ma senza perdere la speranze e prendendomi più volte dell’illuso, e chissà che non lo sia davvero.. lo scopriremo alla fine. Ho condiviso con alcuni miei coetanei un bel percorso culturale su quanto sia importante la lotta alla mafia e la conoscenza prima di tutto. Se vuoi sconfiggere il tuo nemico devi conoscerlo, e questo è un nemico troppo grande. L’unione fa la forza. La rivoluzione come molti invocano, non la facciamo con le mazze e i bastoni, ma con la cultura, l’informazione, la verità. Sono andato a Roma due volte quest’anno e mi sono innamorato di Trastevere al crepuscolo, delle sue vie, della storia che trasuda ad ogni angolo. Ho condiviso cene e bevute, con persone estremamente interessanti, parlando di scienze, biologia, astronomia, cose di cui non sapevo niente ed ora ne so un po’ di più. Ho parlato con persone che amano la pittura, la fotografia, il teatro e neppure di questo sapevo nulla. Ho ingoiato dei rospi, mi sono morso la lingua almeno dieci volte, sono rimasto in silenzio per non creare scompiglio, ho sbagliato moltissimo.

Ah gli errori!

Almeno uno al giorno dei più diversi tra loro, una collezione vastissima e variegata. Tra questi ho lasciato correre su alcune cose che dovevano essere affrontate subito, ho pensato di poter saperne altre ed in verità non ne sapevo abbastanza, ho ascoltato troppe volte gente che della lamentela continua ne ha fatto una mission, ho fatto finta di nulla quando provavano a infangare il mio nome, ho risposto male ai miei genitori, ho litigato con mia sorella, ho litigato con alcuni dei miei migliori amici (per colpa mia) ed ho mangiato tantissime volte prima di andare a dormire, grave errore. Ho dato fiducia ad una persona che ne ha bellamente approfittato, ho detto cose in alcuni momenti di rabbia che non pensavo, sono caduto qualche volte nelle stupide provocazioni di chi non ha altro da fare che riempirsi la bocca di cazzate, ho pensato per un momento che l’amore non fosse più importante, ho cancellato alcuni pezzi del mio passato.

Ho provato a fare bene quest’anno, e cercherò di ripetermi nel 2015. Ed allora ringrazio tutte le persone che hanno condiviso con me ogni singolo attimo, nella speranza di riavervi al mio fianco presto.

 

Daniele Gareri

 

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