Mustang pt.2

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Ormai è notte e mancano poche miglia a Tulsa. Sulla mother road viaggiano veloci e in silenzio si guardano. Sfrecciano lasciandosi alle spalle stazioni di servizio desolate, luci fioche e porte semi aperte. I cartelli stradali anneriti dallo smog sono a malapena visibili ma non servono indicazioni perchè la loro prossima destinazione è proprio lì davanti. Ampie curve anticipano lunghissimi rettilinei in cui la Mustang dà il meglio di se’. Camionisti assonnati conducono i loro mezzi a passo lento ed i rimorchi sussultano ad ogni asperità della strada, come se danzassero. Sorpassando, il rombo del motore accende la notte aumentando progressivamente come a voler ribadire un solo ed unico concetto: carattere, quello di cui hanno bisogno per affrontare la tempesta.


Si erano conosciuti una sera d’aprile in un locale affollato.

Lui l’aveva già vista in quel piccolo teatro di paese. Era sul palco, meravigliosa con l’acconciatura e gli abiti di scena dell’ottocento ispirati ad uno spettacolo di Oscar Wilde. Una dizione perfetta ed uno stile da far impallidire la più brava delle attrici di Hollywood. Sorseggiava una birra e guardava distratto il telefono. Un gioco di sguardi cercato e quei pochi metri che li separavano diventavano in un attimo la loro comfort zone, il loro posto sicuro. Un’energia nuova finalmente lo investiva. Non era stato facile sopportare il dolore e le parole-troppe-di chi aveva sempre un “buon consiglio” da dare. Aveva perso il conto delle notti insonne e delle parole scritte su carta sgualcita raccattata qua e là, frasi riciclate e aforismi in cui trovare un appiglio. Quei ricordi svanivano in un attimo, il tempo in cui lei si alzava di scatto e si dirigeva verso di lui. Era bellissima e bastavano poche parole scambiate velocemente per posare la prima pietra. Iniziava così.

Lei, camminando verso di lui, prendeva coscienza del fatto che finalmente poteva parlargli. Sapeva già tutto ma sarebbe stato troppo azzardato dirlo ora, inoltre scoprire le carte prima di iniziare la partita non era una buona mossa, pensava. Ma qual era la posta in palio qui? Per quanto fosse intenso il momento, nulla era ancora stato scritto. C’era qualcosa in lui di contagioso, proprio per lei che da anni in silenzio nascondeva la sua parte migliore, il suo lato più bello. Si era accontentata di una vita che le stava troppo stretta e di una vita che per quanto fosse agiata, non era quella che aveva sempre desiderato. Sul palco dava tutta se stessa, sotto i riflettori era lei con la sua parlantina veloce, calandosi in quelle parti che per due ore la facevano sentire realizzata, un’altra persona. Ma non poteva più fingere. Pochi metri al primo vero incontro, in una tiepida sera di aprile, in un piccolo locale di paese. Iniziava così.


Tulsa è una piccola città dell’Oklahoma e da qui passa la Route 66. Decidono finalmente di fermarsi. Hanno bisogno di una doccia, una cena, e un buon sonno ristoratore. Avendo racimolato qualche soldo non possono permettersi granchè a parte un motel che sarà abbastanza per una notte sola e non hanno intenzione di rimanere fermi per troppo tempo. La ragazza alla reception chiede i loro documenti evidentemente scocciata dopo essere stata interrotta mentre parlava al telefono. Una moquette sgualcita e quattro poltrone si presentano all’ingresso, la sala d’aspetto in cui non vorresti aspettare nessuno, nemmeno per un minuto. Subito dopo aver preso nota dei loro nomi li accompagna al primo piano salendo una scala esterna che dà proprio sul parcheggio. La Mustang è lì, ancora calda. Arrivati davanti alla porta la apre e senza troppi fronzoli lascia le chiavi ai ragazzi salutandoli velocemente. La stanza è poco illuminata e poco accogliente, ma pulita. Lasciano a terra i borsoni e finalmente si abbandonano in un lungo bacio. E’ una notte stellata a Tulsa e qualche macchina rompe il silenzio di tanto in tanto. Sono liberi.

“Finalmente ci siamo Hailey”

“Si, finalmente siamo io e te, Dean”

continua….

Daniele Gareri

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