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Provenza in moto: curve, silenzi e meraviglia condivisa


Sette giorni, duemila chilometri, un’anima più leggera. Il primo viaggio vero a due in moto, con tutto il suo peso – che poi si è rivelato leggerezza. Duemila chilometri senza intoppi, senza rumori inutili. Solo curve, lavanda, silenzi pieni.

Questo racconto è per chi vuole partire. Lo leggerai a metà tra diario e guida: ci troverai emozioni, ma anche strade da percorrere – a modo tuo – su una delle rotte più belle d’Europa.


Giorno 1 – Correggio → Sanremo (~380 km)
La partenza, il caldo soffocante, i dubbi, l’arrivo tra i fiori.

Partenza. L’Italia che scivola via sotto le ruote. I primi chilometri sono fatti di tensione, silenzio e un caldo soffocante (domenica 15 giugno la temperatura segnava trentacinque gradi nella bassa reggiana). La strada è lunga ma è tutto pianificato nei dettagli, con lo spazio per eventuali inconvenienti da mettere in conto quando si viaggia, soprattutto quando si viaggia in moto. I primi km quindi sono un susseguirsi di domande: ho preso tutto? Saremo in grado di completare questo primo giro lungo in moto? Ho dimenticato l’ennesima volta le infradito? (mi capita quasi ad ogni viaggio).

Entriamo davvero nel mood del viaggio dopo Parma, allo svincolo per La Spezia: l’autostrada della CISA ci attende (pianificando il viaggio potevo scegliere la A21 ma avevo messo in conto il caldo, che sulla CISA dopo Borgotaro comincia a scendere e soprattutto il richiamo di quelle curve è irresistibile) e poi attraversiamo tutta la Liguria fino a Sanremo.

Arrivamo a Sanremo verso le diciannove e “la città dei fiori” ci accoglie con il rumore del mare e la sensazione di aver iniziato qualcosa che non si può più fermare. Qualche foto di rito davanti all’Ariston, una passeggiata al tramonto sul lungo mare Italo Calvino, mentre le luci accendono la costa ligure. Ceniamo in un ristorante sulla spiagga e torniamo presto nel nostro albergo, il giorno dopo dovremo percorrere diversi km.


Giorno 2 – Sanremo → Montecarlo → Aix-en-Provence (~270 km) Contrasti, glamour, sogni, vita universitaria, luci e leggerezza

Monte Carlo è un passaggio, un contrasto. Lusso che abbaglia e stanca. Bastano pochi minuti per capire che non è lì che vuoi restare. Ma è anche questo il bello del viaggio: confermare o smentire le proprie fantasie. E poi comunque realizzo un mio piccolo sogno e percorro a piedi il tracciato del GP di formula 1, tra l’altro ci sono ancora i guard rail che stanno smontando proprio in questi giorni. Ripartiamo in tarda mattinata alla volta di Aix-en-Provence percorrendo la A8.

Aix-en-Provence ci accoglie nel pomeriggio con i suoi viali alberati e il ritmo più umano. Qui inizia davvero la Francia e il nostro viaggio in Provenza. Dopo esserci sistemati in hotel cogliamo l’occasione per un tuffo rigenerante in piscina e poi andiamo in centro per goderci la città e qualche bel locale. In giro ci sono tantissimi giovani, Aix è una città universitaria, ma ci accorgiamo subito che nonostante i locali siano tutti pieni, ci sono pochi turisti. Sensazione confermata nei giorni seguenti e vera cieliegina sulla torta, poi vi spiego perchè.

Passiamo la serata tra le vie del centro e bere e mangiare cose buone, in piazzette con enormi Aceri e lucine calde. In sottofondo vite di perfetti sconosciuti che decomprimono dalla loro routine universitaria. Li guardiamo sorridendo e apprezziamo la loro leggerezza, tipica dei vent’anni.


Giorni 3–4 – Lourmarin, Bonnieux, Roussillon, Gordes, Abbazia di Sénanque, Fontaine-de-Vaucluse, Oppède-le-Vieux (~175 km) Focus sulle tappe più pittoresche ed emozionali.

Dai Aix-en-Provence ci spostiamo in un magnifico b&b appena fuori Gordes e dopo aver visto il luogo, ci pentiamo di aver prenotato solo due notti. Una meravigliosa casa tipicamente provenzale con muretti di pietra, alberi e verde ovunque, tavolini in legno un po’ usurati dal tempo, un laghetto con delle ninfee, profumi di lavanda (lo dico una volta per tutte, questo profumo ci ha accompagnati per tutta la settimana, uno dei motivi per cui eravamo lì) e frutti. Mi soffermo su questo luogo perché i proprietari, carinissimi, abitano di fianco e ci chiedono se possiamo parlare in francese (il nostro francese si limita ai saluti e per quanto mi riguarda, a qualche canzone dei Noir Desir) oppure in italiano perché qualche parola la conoscono. Per due giorni comunicheremo cosi, un misto tra italiano e francese. Insomma questo posto è cosi bello che ci passeremmo due giorni interi senza mai uscire, tra l’altro c’è anche la piscina ma questo lo sapevamo perché avevamo prenotato solo strutture con la piscina.

Una cosa da dire sulla Provenza se non ci siete mai stati è il fatto che sia ancora magnificamente rurale, alcuni dipartimenti più di altri. E’ la seconda volta che ci torno e quella sensazione di pace, terra, genuinità è sempre più viva che mai. Soprattutto nella zona del Luberon che comprende i borghi che abbiamo visto nei due giorni a Gordes (che è la perla assoluta e foto di copertina in questo articolo).

Qui il tempo rallenta. Tutto diventa pietra calda, odori di lavanda, salite dolci. La mattina seguente iniziamo il nostro giro dopo una colazione francese nel b&b (meriterebbe un paragrafo a parte la colazione), uccellini, profumi e pace. Iniziare una giornata girando in moto e attraversando borghi tutti da scoprire…c’è altro da aggiungere? Pregustiamo ogni secondo, ho delle idee riguardo alle foto e video che farò e agli appunti che voglio prendere, perchè questo viaggio non rappresenta solo una vacanza.

In questi due giorni abbiamo visto alcuni dei borghi della Vacluse e in particolare del Luberon, non tutti perchè sono veramente tantissimi e poi l’obbiettivo è quello di prendercela comoda non di inseguire orari o programmi.

Ogni borgo è un microcosmo: Lourmarin l’elegante, Bonnieux l’ascetica, Roussillon l’intensa. Fontaine-de-Vaucluse, con le sue acque sorgive, pare un luogo di origine. Un microcosmo in cui il tempo rallenta e tu rallenti con lui. Avete presente il film “un’ ottima annata?” bene, lasciando da parte i clichè visti e rivisti, la narrazione del rallentare il ritmo e vivere davvero, da queste parti, la percepisci subito. Infine la assorbi e ti senti piano piano svuotare di tutte quelle inutili scorie che ci portiamo appresso.


Giorno 5 – Gordes → Apt → Forcalquier → Valensole (~120 km) Verso il cuore della lavanda: curve dolci, profumi intensi e una notte sotto le stelle

La mattina del quinto giorno ci spostiamo da Gordes dopo esserci salutati con i proprietari del b&b in cui abbiamo alloggiato con la promessa di rivederci a Modena (?) perchè a loro piace Modena e vorrebbero ritornare da quelle parti perchè “Modène est une très belle ville” ok, ci guardiamo e ripartiamo sorridendo.

La direzione ora e l’altopiano di Valensole nel cuore della lavanda e faremo tappa in altri due borghi interessanti, Apt e Forcalquier, gemellata con Guastalla (RE) scoperto poi piu tardi grazie ad una segnalazione.

Anche questi due borghi sono magnifici, soprattutto Forcalquier. Alla ripartenza si entra nel cuore profumato della Provenza. Parlo dei profumi perchè è una delle caratteristiche principali del viaggio in moto. Gli spostamenti che per questione di tempo e di lunghezza non descriverò, più che con ogni altro mezzo, fanno parte completamente del viaggio. Ed è la prima grande differenza dello spostarsi su quattro ruote (come ho fatto dieci anni fa). In moto l’immersione è totale-e questo vale ovunque-e i profumi che altrimenti sentiresti appena, qui ti accompagnano sempre. Parlo dei profumi ma posso parlarvi anche delle dolci curve e delle strade di campagna provenzali. Soprattutto sgombre di auto e di turisti e qui mi ricollego al discorso di prima. Una settimana in cui la fioritura della lavanda è a buon punto, pochissimi turisti in giro, neanche nelle più rosee aspettative. Quindi immaginatemi con un sorriso enorme sotto il casco mentre con una media dei cinquanta all’ora (ma in mezzo a quello spettacolo chi aveva davvero voglia di accelerare?) danziamo tra le colline. Una settimana di sole, senza neanche una nuvola, con ventotto gradi di media. Non potremmo desiderare di più, se non che la moto non ci tradisca. È pur sempre il primo vero viaggio su due ruote.

Valensole: notte nella tenda, tramonto viola, spirito wild La tenda nel campo di lavanda, la magia del tramonto.

Arriviamo sull’altopiano di Valensole. Posto da cartolina, famoso per la produzione di lavanda. E infatti i campi di lavanda a Valensole sono un incantesimo. Ti ci puoi perdere, e noi ci perdiamo. Non troviamo la struttura, sappiamo solo che è una tenda bellissima in mezzo ad un campo ma non abbiamo molte aspettative, anzi. Pensiamo sia un po’ una ciofeca.

E invece.

Troviamo l’azienda agricola. Una coppia giovane, un ragazzo e una ragazza che poi scopriremo sono i proprietarti di molte terre lì, hanno installato questa meravigliosa tenda in mezzo ad un campo di lavanda. Dopo qualche km in macchina con loro ci portano alla tenda (ritorneremo poco piu tardi a prendere la moto per poi raggiungerla in autonomia) e così, ci ritroviamo in mezzo al nulla (sull’altopiano di valensole e a parte Valensole a cinque km non c’è davvero nulla). Quello che vediamo è: un campo ancora più in fiore di quelli visti in Luberon (sull’altopiano di Valensole la lavanda sboccia prima) e campi di lavanda e colline tutt’intorno. Nient’altro. Nessuna luce, nessuna struttura, nessun segno di vita.

(Pensavamo fosse molto piu “commerciale” magari con altre tende vicino, non avevamo immaginato ad una cosa cosi genuina e immersiva)

Non abbiamo perso un attimo, cena al tramonto con un rosè prodotto da loro, qualcosa da mangiare sul tavolino fuori dalla tenda, insomma, l’essenziale. In quel momento il mio spirito wild è ricomparso piu forte che mai. Altra chicca: per raggiungere la tenda dovevamo percorrere un buon tratto di sterrato tra sali e scendi. Percorso perfetto per la nostra Harley-Davidson Pan America che è appunto una maxi-enduro. E quindi poi, la voglia di derapate me la sono tolta.

Ma il vero spettacolo è avvenuto durante il tramonto e alla sera. Anche qui mi risulta difficile trovare le parole. Il cielo si è via via colorato di viola come i campi. Silenzio intorno, pace assoluta. Sicuramente uno dei tramonti piu belli mai visti. Poi la sera il cielo si è acceso, e credo di aver visto un cielo cosi pieno di stelle (per ora) solo nel deserto di Agafay, anni fa. Non volevamo perderci neanche un secondo di quello spettacolo.


Giorno 6 – Valensole → Moustiers-Sainte-Marie → Castellane → Nizza (~180 km)Mercati locali, panorami alpini e curve indimenticabili.

Qui la tristezza ha iniziato a bussare alla porta, mancano ancora due giorni ma siamo consapevoli di essere sulla via del ritorno. Ci aspetta una giornata in sella ed una chicca che personalmente sgoloso dalla pianificazione dell’itinerario “Le gole del Verdon“.

Prima di arrivarci però, facciamo tappa a Moustier Sainte Marie per una sosta rigenerante. Il borgo è incastonato tra le montagne, ed è davvero suggestivo. Come in tanti borghi visitati in questa settimana, c’è un mercato contandino. Formaggi tipici, salumi, olio d’oliva, fiori, profumi, ceramiche. In questi mercati abbiamo incontrato tantissimi local, che tra una boulangerie e l’altra, si fermano tra i banchi.

Moustiers ti fa alzare lo sguardo, con quella stella sospesa nel vuoto. Ed è inevitabile prepararsi mentalmente allo spettacolo che assisteremo qualche chilometro dopo.

Preparo la Insta 360 posizionandola dietro, cosi abbiamo la possibilità di fare delle registrazioni ancora più suggestive. Il paesaggio qui è tipicamente montano, nulla a che vedere con la zona della Vaclouse infatti ora ci troviamo tra le Alpi dell’alta Provenza (Alpes-de-Haute-Provence) l’aria un po’ piu fresca, la vegetazione tipicamente montana e anche i profumi cambiano. Un po’ di traffico in più-ma senza esagerare-perchè la strada che stiamo percorrendo ci porta alle gole del Verdon ed è molto battuta dai turisti. Iniziamo a salire, le strade come sempre sono in ottimo stato (sono rimasto stupito dalla qualità del manto stradale, siamo davvero abituati male in Italia), ampie curve dolci e qualche tornante man mano si sale.

Ad un tratto, dopo una curva, le gole ci si aprono davanti in tutta la loro maestosa bellezza. In quel momento, considerato anche il poco traffico, inizio a rallentare. Attraversare il gran Canyon più grande d’Europa in moto è un’esperienza davvero bella e suggestiva. La perla in una settimana fatta di bellezza, genuinità e ossigeno. Potete vedere un reel mentre attraversiamo le gole del Verdon, qui. Scegliamo di non preseguire per la Route de Cretes che sale molto di più e per questioni di tempo proseguiamo dritti verso Castellane.

Castellane è una sorpresa di roccia e semplicità, meta di motociclisti e automobilisti che si apprestano ad attraversale le gole. Siamo euforici all’arrivo e con tutta questa bellezza negli occhi, pranziamo. La parte culinaria non è specificata in questo pezzo perchè a parte le colazioni tipiche e il buon vino, sul cibo nulla ci ha entusiasmato.

Dopo pranzo ripartiamo alla volta di Nizza e qui si, ora siamo tristi davvero. Ma le cose belle finiscono e la prossima settimana dobbiamo ritornare a lavoro più carichi che mai. Godiamoci queste ultime giornate. E visto che la Provenza non smette mai di stupire, ripartiti da Castellane, imbocchiamo la Route Napoléon. E qui faccio una mea culpa grandissimo perchè non mi ero assolutamente documentato su questa strada da mozzare il fiato. Va dalle alpi francesi alla costa azzurra, prendendo il nome da Napoleone che la fece al ritorno dall’esilio in isola d’Elba. Se volete approfondire trovate tutto qui.

E alla fine arriviamo a Nizza: mare, bar, civiltà. Dopo giorni di silenzio, fa quasi rumore. Una città meravigliosa che ci aiuta a metabolizzare una settimana di viaggio, cenando su un lungomare bellissimo e pieno di vita. Il nostro viaggio è finito ma non siamo stanchi, tutt’altro. Azzardiamo le prossime mete e sono tutte bellissime, vedremo.


Giorno 7 – Nizza → Recco Correggio (~450 km) L’ultimo sforzo, la focaccia, il ritorno

Il ritorno è lungo ma dolce. L’autostrada si prende a malincuore. Il pensiero corre a ogni tappa, ogni curva, ogni sguardo condiviso. A colazione inseriamo una nuova tappa (nel corso della settimana abbiamo inserito qualche tappa in piu rispetto all’itinerario orginale) e decidiamo di fermarci a Recco (avevamo ipotizzato Alassio in un primo momento o più in basso, Lerici, ma la focaccia di Recco ha avuto la meglio). Spediti quindi verso Recco e le sue focacce mangiate rigorosamente sul mare. Per non perdere il ritmo ci siamo messi in moto subito dopo pranzo e siamo tornati a Correggio nel tardo pomeriggio.

Niente ha stonato. Nulla è andato storto. Perfetto non è solo un aggettivo: a volte è una sintesi.


Conclusioni: cosa mi ha insegnato questo viaggio Riflessioni finali, amore per la bellezza, leggerezza, essenziale.

Quello che posso dire dal mio punto di vista è che partire in moto per la Provenza non è solo una scelta di itinerario: è una dichiarazione di fiducia nella bellezza, nella strada, nell’altro. Anche dieci anni fa sono rimasto stupito e pensavo che ritornare non mi avrebbe dato le stesse emozioni. Mi sbagliavo e di tanto. E questa è la prima lezione.

La seconda è che mettere al centro l’essenziale, che si tratti delle persone che condividono con te il cammino o le esperienze che ti lasciano davvero qualcosa, è sicuramente la cosa più importante. Forse l’ho sempre fatto, ma poi diventa una ricerca di benessere. Il superfluo resta fuori, un po’ come l’estetica fine a se stessa che vedo spesso in giro (eventi, situazioni, persone) oppure come quei legami e rapporti che non ti portano nulla se non una grande tossicità. E potrei continuare per ore.

Ma è chiaro che quando ti immergi completamente in contesti del genere, i benefici sono enormi ed è generalmente la bellezza di ogni viaggio, lungo o breve che sia. Farlo in moto poi richiede una pianificazione millimetrica per quanto riguarda gli spazi sfruttabili. Devi fare delle scelte su cosa portare o lasciare a casa, devi avere metodo per sistemare gli indumenti all’interno delle borse, devi capire come non sbilanciare troppo la moto, seguire una logica su cosa deve essere di facile accesso e cosa no quando ti fermi per una sosta, per esempio. Ed è richiesta una dose di spirito di adattamento anche per chi fa un viaggio tranquillo come questo. Un ritorno all’essenziale, un modo anche qui di lasciare a casa il superfluo.

Forse ognuno ha la sua strada da percorrere, con ogni mezzo. Se ci andrai anche tu, non cercare la stessa emozione. Cerca la tua. Ma porta con te chi sappia condividerla. Il resto verrà da sé.

Daniele Gareri

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