A Montmartre

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A Montmartre ti potrai sedere guardando un pittore dipingere e non sapendo nemmeno che colori e che tela userà, apprezzerai comunque la sua tecnica mentre traccerà linee che alla fine risulteranno uno splendido ritratto del Sacré Coeur di lato. In quel momento potrai ringraziare qualcosa o qualcuno per la bellezza in cui ti sei ritrovato una domenica mattina di gennaio, con una baguette nello zaino ed un cappotto nero. E mentre il pittore dipingerà, più in là un musicista suonerà la sua fisarmonica ed un cameriere abilissimo si destreggerà tra i turisti con due vassoi in mano dribblandoli come il più abile dei fantasisti franco-tunisini che hanno vestito la maglia della nazionale francese.I bar saranno affollati, sentirai parlare perlopiù in francese e ti farai cullare da quella lingua dolce come le anse della Senna. Apprezzerai inoltre le lucine accese sulla piazzetta nonostante il tiepido sole ed un abitante di Montmartre, un signore sulla settantinta, ti potrà riferire che la Place du Tertre continua a preservare il suo fascino nonostante i turisti la prendano d’assalto in ogni periodo dell’anno. Ti dirà poi che tutte le mattine l’attraversa per andare a comprare il pane nella boulangerie lì in angolo e chiedendoti quanto tempo ti fermerai a Parigi, comunicherai con lui in un mix di francese e inglese (naturalmente solo se non sei così bravo con le lingue). Ad ogni modo riuscirai a farti capire perché la tua curiosità vincerà sempre e sarà un utile promemoria per tutte le volte che ti sposterai dai tuoi comodi confini. Uscendo dalla piazzetta ti imbatterai in un dedalo di vie piene di minuscole botteghe di vecchi pittori con quadri esposti e appesi ai muri, ma anche librerie bellissime con volumi ingialliti e prime stesure rilegate a mano. Ti sentirai bene, avrai voglia di scrivere e quella piccola fiammella che brucia sempre aumenterà, scaldandoti ancora di più. Avrai il bisogno di esprimerti, che è un bisogno primordiale e che è da stupidi soffocare. Mentre camminerai veloce ti ritroverai davanti alla basilica del Sacre Coeur e girandoti, ti mancherà il fiato vedendo finalmente tutta la città dall’alto. Rimarrai fermo a guardarla in mezzo a tante altre persone che saranno su quella gradinata insieme a te. Penserai a quanta poesia s’inseguiva tra quelle strade durante la belle epoque, ti chiederai se chi le ha dato il nome di Ville Lumierè non fosse proprio su quella scalinata, al tramonto, mentre la città iniziava ad accendersi. Riprenderai poi il cammino e perdendoti ti ritroverai in una piazzetta minuscola, tutta in discesa con quattro panchine sistemate davanti ad una breve scalinata su cui due giovani musicisti hanno deciso di esibirsi. Ecco, potrà essere il momento giusto per fare i conti con alcune cose che hai lasciato in sospeso. Lo farai riprendendo in mano il tuo quaderno preferito e come sempre annotando ogni cosa. Su quella stessa panchina si accomoderanno due giovani ragazzi francesi e penserai ad uno di quegli stereotipi classici su Parigi e l’amore, ed allora ammetterai che mancava solo questo, ma ti farà piacere vederli abbracciati mentre si sussurreranno parole dolci. E tu ti troverai lì accanto con un quaderno in mano, una penna, due musicisti in sottofondo ed inizierai a scrivere una storia che poi non sarà altro che la storia di un uomo che aspettava alla fermata di Abbesses la donna con cui avrebbe voluto passare il resto dei suoi giorni, in una domenica mattina di gennaio a Montmartre, nel più tipico dei cliché.

d.g.

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