Estate 20

good morning (9)

Agosto 2020

Stasera è la serata giusta per scrivervi visto che negli ultimi mesi, dopo la grande chiusura, ho trascurato questo mio fantastico spazio.

Facciamo ordine: vi avevo raccontato alcune cose durante il lockdown, esperienze quotidiane e pensieri personali. Ho vissuto emozioni contrastanti durante quei giorni e spesso ho pensato che quella potesse essere l’occasione giusta per tutti noi di migliorare, un monito per far bene, ricordarci quanto avevamo toccato il fondo e risalire più forti di prima.

Col passare dei giorni però mi rendevo conto che questa era una grande stronzata e grazie a qualche amico illuminato che costantemente ripeteva “non illuderti, non cambieremo” questa tesi andava via via per concretizzarsi.

Ebbene si, non siamo cambiati, non siamo migliorati, l’umanità è sempre la stessa e in alcuni casi forse è pure peggiorata.

Ma non sono rimasto deluso, devo ammetterlo. La mia dolce utopia è durata il tempo giusto per coltivare all’interno del mio appartamentino di 80 mq nuovi sogni di gloria soprattutto per me stesso e una nuova vita lavorativa per esempio.

Dal primo luglio ho iniziato una avventura che mi sta dando grandi soddisfazioni, ma chiaramente è solo l’inizio e quindi come sempre “testa bassa e pedalare”.

Però se mi permettete una cosa vorrei dirla: credete nei vostri sogni, guardate in faccia la realtà, prendete in mano la vostra vita, iniziate a considerare quell’approccio positivo di cui vi parlano tutti come una priorità e non un’opzione. Cominciate a farlo e noterete che dentro di voi qualcosa cambierà, sentirete una nuova energia che vi porterà a raggiungere grandi risultati e troverete il coraggio di fare cose che avete sempre pensato di fare ma che non avete fatto mai.

E’ il momento giusto per tirare fuori dal cassetto quei sogni impolverati che sono lì da un po’, e fatelo soprattutto per voi.

Credeteci e nel frattempo seguitemi, ho voglia di raccontarvi una storia.

Ci sentiamo presto.

Daniele Gareri

 

Cortile interno

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Un tavolo con vista sul cortile interno di un bel condominio in pieno centro storico. Una tazza di caffè che ormai si sta raffreddando ed il portatile che come un fedele scudiero mi accompagna. Lou Reed ha deciso di riproporre il suo repertorio ed io non posso che acconsentire anzi, scelgo alcuni dei suoi pezzi topici. Sono al secondo piano e davanti a me la finestra è aperta. Quello che vedo è una schiera di finestre tutte uguali, con gli scuri amaranto, disposte in modo lineare su tre piani. Come dicevo, affaccia all’interno e dietro quelle finestre ci sono altre abitazioni, più o meno grandi e forse qualche ufficio. Questo palazzo una volta era un’unica abitazione è questo che mi suggerisce la struttura considerata la posizione centrale sopra i portici e l’entrata unica. Davanti a me una signora stende un paio di pantaloni ad asciugare. Una piccola edera prova ad aggrapparsi al davanzale della finestra, arranca e gli darò un po’ d’acqua, non penso sia secca ma fra poco controllerò meglio. C’è il sole. Continuo a bere il mio caffè e trasportato da questo mood leggo alcune notizie on line. In una delle finestre del terzo piano noto che anche le tende all’interno sono amaranto proprio come gli scuri e riconosco che sia stata una scelta cromatica felice, viste da fuori sono belle. Penso che la voce di Lou si stia diffondendo per tutto lo stabile, abbasso un po’ sia mai che qualcuno si infastidisca. Fuori c’è fresco, vado a prendere una camicia in ciniglia e me la butto sulle spalle pur di non chiudere la finestra. Nelle altre vedo tappeti appesi e abbigliamento di vario genere, a prendere aria. Parte un’aspirapolvere, è quasi mezzogiorno, sento rumori di stoviglie ed una pentola: qualcuno ha messo a bollire dell’acqua? Probabile. Sotto di me c’è il retro di un locale, la cucina inizia a prendere vita. Sento il profumo di carne e lo sfrigolare intenso di olio: è partita la friggitrice. Nel frattempo i raggi del sole cambiano angolatura e di conseguenza cambia la luminosità della stanza in cui mi trovo. Le ore passano velocemente: da quanto sono qui? Sto bene, è una bella sensazione, mi sembra di esserci sempre stato. Sento alcune voci provenire dagli appartamenti sottostanti. Sono già passate sei ore ma non lo so di preciso, non guardo più l’orario. Sento un cane abbaiare ma non capisco da dove arrivi, ormai le finestre sono chiuse. Nello spicchio di cielo che posso vedere noto le prime stelle al crepuscolo. Ora continuo a guardare le mie mani screpolate battere su questa tastiera, è un ritmo confortante. Mi sento bene mentre fluttuo in questa parentesi, sono sempre stato qui, forse è sempre stato il mio posto. Questi vestiti sono gli stessi che avevo quando è iniziato tutto, questa camicia, questi pantaloni. Mi fanno compagnia alcuni pensieri, si siedono al mio fianco e mi ricordano di quanto io sia fortunato, mi danno forza e come una nuova energia sento che finalmente è venuto il momento di staccare tutti e scalare la cima come quella volta che in bici da corsa arrivai lassù, proprio dove volevo essere. Tutto quello che ho e che sono è qui, dentro di me. Alzo lo sguardo ma fuori è sera, non vedo più nulla e non sento più nulla. Mi riscopro davanti ad uno specchio che questa mattina era una finestra vista cortile interno e rivedo un viso conosciuto. Continuo a scrivere.

Daniele Gareri

 

covid19

Sto lentamente perdendo il conto dei giorni, l’isolamente forzato comincia a fare il suo effetto confondendomi le idee.

I social sono diventati l’unico modo per rimanere in contatto, un appiglio alla realtà. Le passeggiate sono state bandite, i parchi pubblici chiusi, ed ogni tipo di attività fisica è vietata. In casa si sta bene, la smart tv e la connessione internet iper veloce permettono una buona dose di distrazione, per non parlare della scorta di libri dei mesi scorsi: sta tornando utile. Mi guardo allo specchio e barba e capelli sono molto lunghi. Sto pensando di convertire il mio pallone da basket che guarda caso è un Wilson in un amico, per ingannare il tempo e smetterla di parlare con quello allo specchio. Abito in piazza ma non sento più nulla a parte le campane che scandiscono l’ora e qualche passante che velocemente raggiunge casa dopo aver fatto la spesa. Il virus continua a mietere vittime silenziosamente, solo ieri 470 in più del giorno prima.

I primi giorni sono passati tra mille cose da fare ma ora cominciano ad insinuarsi i dubbi, anch’essi come virus invisibili, nelle piaghe della mia mente. Cosa succederà dopo? Dovrei seguire alcuni dei vostri consigli e non pensarci, ma mi è impossibile nonostante ci abbia provato. La realtà passa anche da qui. Un mio caro amico ha gia perso il suo lavoro, altri probabilmente lo seguiranno a ruota in queste settimane. Guardo fuori dalla finestra mentre scrivo e ripenso a quando è iniziato tutto. Mi mancano molto la mia famiglia e le persone più care, non saranno le videochiamate a sostituire gli abbracci.

Alcuni non capiscono quanto siano fortunati avendo case grandi, giardini immensi, ogni tipo di confort. Altri invece vivono in monolocali umidi e poco luminosi, altri ancora in situazioni familiari difficili, donne e bambini indifesi, per esempio. L’isolamento durante le nostre dirette Instagram li sta uccidendo. E chi sta parlando dei morti? Sepolti senza nemmeno l’ultimo saluto. I nostri appartamenti sono diventati trincee dorate e le finestre feritoie da cui osserviamo un nemico invisibile. Nelle piazze svuotate le volanti a lampeggianti accesi controllano incessantemente la situazione. Negli occhi del mio dirimpettaio vedo la paura: un uomo solo avanti d’età barricato in casa “non esca per nessun motivo” è l’unica cosa che riesco a dirgli. Vorrei aggiungere un rassicurante “andrà tutto bene” ma decido di starmene zitto.

Insomma, una situazione surreale.

Sicuramente riusciremo a sconfiggere il virus e quando tutto passerà avremo modo di approfondire alcuni punti importanti quali il potenziamento del sistema sanitario, le infrastrutture e il personale ospedaliero, per esempio. Tre punti cardine che per ora reggono, ma sono al limite.

Ora dobbiamo resistere, evitare i crolli mentali e fisici, continuare ad occupare il nostro tempo e aspettare.

La cosa bella è che nonostante tutto in questi giorni continua a splendere il sole.

 

 

d.g.

A Montmartre

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A Montmartre ti potrai sedere guardando un pittore dipingere e non sapendo nemmeno che colori e che tela userà, apprezzerai comunque la sua tecnica mentre traccerà linee che alla fine risulteranno uno splendido ritratto del Sacré Coeur di lato. In quel momento potrai ringraziare qualcosa o qualcuno per la bellezza in cui ti sei ritrovato una domenica mattina di gennaio, con una baguette nello zaino ed un cappotto nero. E mentre il pittore dipingerà, più in là un musicista suonerà la sua fisarmonica ed un cameriere abilissimo si destreggerà tra i turisti con due vassoi in mano dribblandoli come il più abile dei fantasisti franco-tunisini che hanno vestito la maglia della nazionale francese.I bar saranno affollati, sentirai parlare perlopiù in francese e ti farai cullare da quella lingua dolce come le anse della Senna. Apprezzerai inoltre le lucine accese sulla piazzetta nonostante il tiepido sole ed un abitante di Montmartre, un signore sulla settantinta, ti potrà riferire che la Place du Tertre continua a preservare il suo fascino nonostante i turisti la prendano d’assalto in ogni periodo dell’anno. Ti dirà poi che tutte le mattine l’attraversa per andare a comprare il pane nella boulangerie lì in angolo e chiedendoti quanto tempo ti fermerai a Parigi, comunicherai con lui in un mix di francese e inglese (naturalmente solo se non sei così bravo con le lingue). Ad ogni modo riuscirai a farti capire perché la tua curiosità vincerà sempre e sarà un utile promemoria per tutte le volte che ti sposterai dai tuoi comodi confini. Uscendo dalla piazzetta ti imbatterai in un dedalo di vie piene di minuscole botteghe di vecchi pittori con quadri esposti e appesi ai muri, ma anche librerie bellissime con volumi ingialliti e prime stesure rilegate a mano. Ti sentirai bene, avrai voglia di scrivere e quella piccola fiammella che brucia sempre aumenterà, scaldandoti ancora di più. Avrai il bisogno di esprimerti, che è un bisogno primordiale e che è da stupidi soffocare. Mentre camminerai veloce ti ritroverai davanti alla basilica del Sacre Coeur e girandoti, ti mancherà il fiato vedendo finalmente tutta la città dall’alto. Rimarrai fermo a guardarla in mezzo a tante altre persone che saranno su quella gradinata insieme a te. Penserai a quanta poesia s’inseguiva tra quelle strade durante la belle epoque, ti chiederai se chi le ha dato il nome di Ville Lumierè non fosse proprio su quella scalinata, al tramonto, mentre la città iniziava ad accendersi. Riprenderai poi il cammino e perdendoti ti ritroverai in una piazzetta minuscola, tutta in discesa con quattro panchine sistemate davanti ad una breve scalinata su cui due giovani musicisti hanno deciso di esibirsi. Ecco, potrà essere il momento giusto per fare i conti con alcune cose che hai lasciato in sospeso. Lo farai riprendendo in mano il tuo quaderno preferito e come sempre annotando ogni cosa. Su quella stessa panchina si accomoderanno due giovani ragazzi francesi e penserai ad uno di quegli stereotipi classici su Parigi e l’amore, ed allora ammetterai che mancava solo questo, ma ti farà piacere vederli abbracciati mentre si sussurreranno parole dolci. E tu ti troverai lì accanto con un quaderno in mano, una penna, due musicisti in sottofondo ed inizierai a scrivere una storia che poi non sarà altro che la storia di un uomo che aspettava alla fermata di Abbesses la donna con cui avrebbe voluto passare il resto dei suoi giorni, in una domenica mattina di gennaio a Montmartre, nel più tipico dei cliché.

d.g.

 

Buoni propositi 2017

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Oh beh, sono passati i primi undici giorni del 2017 e finalmente mi sono deciso a scrivere qualche buon proposito per questo nuovo anno. In linea di massima alcuni (quelli che non realizzo anno per anno), li riciclo sperando sia l’anno buono, altri ne aggiungo di volta in volta. Poi ci sono quelli che subentrano in corsa e quelli sempre validi.

Ecco i miei buoni propositi per il 2017:

  • viaggiare
  • dimagrire
  • imparare
  • amare tanto
  • condividere
  • cancellare il passato
  • imparare dagli errori fatti
  • leggere almeno trenta libri nel corso dell’anno
  • scrivere
  • aggiornare il blog
  • ascoltare musica
  • mangiare cose nuove
  • conoscere persone interessanti
  • cantare di più
  • girare in bici
  • recitare
  • vendere di più
  • spendere
  • perdermi negli occhi della persona che amo
  • regalarle dei fiori
  • aiutare gli altri
  • aiutarmi di più
  • comprare altre camicie
  • essere me stesso
  • mandare a quel paese
  • fumare un sigaro
  • bere buon vino (grazie per buoni vini che mi avete regalato)
  • fare politica come piace a me
  • passare più tempo con gli amici
  • festeggiare i miei trentanni in modo eccezionale

Ecco, questi sono un po’ i miei buoni propositi per questo nuovo anno e i vostri?

 

Daniele Gareri

Un giorno buono

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Il mare stasera sembra parlare.

In sottofondo note dolci accompagnano i passanti che questa sera sono arrivati in massa dai paesi limitrofi: ci sono davvero tutti sul lungomare. A largo le luci delle barche brillano intermittenti, mentre alcuni bambini scorrazzano per il corso calciando un super santos arancione ed abilmente dribblano i passeggini puntando di gran carriera le bimbe che si sono fatte belle per la serata. I baracchini ai bordi delle strade vendono arancini e pizzette, mentre i ragazzi in camicia affondando i denti in quei tranci bollenti, guardando affamati le ragazze che sono ormai donne. Facendo molta attenzione al pomodoro che cola, i ragazzi si scambiano qualche occhiata decidendo silenziosamente chi sarà colui che si prenderà la più bella. La ragazza indossa un vestito giallo pastello, ha un bel sorriso, i lineamenti morbidi, e non passa certo inosservata, complice una perfetta abbronzatura di metà agosto. Si fa avanti un ragazzo riccioluto, moro, alto e dallo sguardo sicuro. Le sussurra qualcosa all’orecchio prendendola per mano. S’incamminano lentamente. La serata passa cosi, tra un sorriso, una carezza, ed un bacio rubato sotto le stelle. Si rivedranno forse su quel lungomare l’indomani sera, lui dovrà conquistarla. L’anziana signora li osserva per un attimo, seduta sulla sua sedia di legno, sta lavorando a maglia. E’ il suo unico passatempo. Di tanto in tanto alza la testa sul via vai davanti a casa ricordando il passato. Anche lei aveva conosciuto il marito su quel lungomare che a distanza di anni è pressoché lo stesso. Lo amava, ma è morto giovane, per questo porta ancora quel vestito nero. Ora al centro della piazza c’è un palco ed un gruppo si sta esibendo con suonate tradizionali che fanno ballare i presenti. I più piccoli imitano i genitori che si concedono un po’ di divertimento. Intanto le onde del mare s’infrangono sugli scogli bagnando quei lampioni. A mezzanotte alcuni pescherecci escono lentamente dal porto, sarà l’ennesima notte di pesca a largo. Ritorneranno alle prime luci dell’alba con casse piene di pescato e venderanno tutto al mercato coperto. Si spera. Per questo quel vecchio pescatore ha tra le mani un rosario, e facendolo scorrere tre le dita, prega sperando possa essere un giorno buono.

[Ricordi di una terra lontana]

Daniele Gareri

Il vecchio west

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All’orizzonte c’è una speranza, ed è proprio là che si dirige.

Il suo cavallo tiene il bene il passo, muscoli allenati e una lunga criniera nera lucida. La sella è di un cuoio scuro, consumata dai mille viaggi, dalle intemperie e dalle lotte. Il suo fucile ha inciso nel calcio le iniziali del nonno, è un dono che si tramanda di generazione in generazione. Non ne fanno più di così precisi da queste parti.

Cavalca veloce, apparentemente senza meta, aquile nere danzano sopra la sua testa, si sistema il cappello e con una cicca in bocca, pensa alla strada intrapresa. Ha perso nel viaggio persone care e a sua volta è scappato da situazioni scomode, con il suo cavallo sempre pronto e sull’attenti. Ricorda uno per uno quei volti che lo affiancavano nelle scorribande notturne, proteggendosi le spalle. Fratelli, ma nel vecchio west nulla è scontato.

Ed ora non cavalca da solo, ma è solo con le sue forze che vuole riuscire. Così, quando sarà arrivato, scenderà da cavallo e continuerà a piedi portando con sè il fucile che spara pallottole nere come inchiostro, per difendersi e per cacciare. Gli stivali consumati lo abbandoneranno e i vestiti logorati dal tempo non basteranno per l’inverno rigido, quindi dovrà scuoiare un montone prendendosi la pelliccia senza troppi complimenti. Poi ne mangerà la carne attorno ad un falò e ripenserà a quella donna che gli ha donato il cuore. C’è una forza invisibile in ogni uomo, ed emerge davvero una volta soltanto.

Le montagne saranno davanti a lui, la salita risplenderà sotto il cielo stellato di una serena notte d’inverno, e non servirà nient’altro. Senza più alcuna aspettativa, sarà pronto per affrontare anche questa.

[Un sorso di whisky riscalda l’anima e butta giù le paure]

Daniele Gareri

L’Albero di Natale.

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L’atmosfera è quella giusta, fuori c’è freddo e nebbia. Sei appena tornato a casa. L’unica cosa che cerchi ora è qualcosa di caldo e un letto. Ti appresti a cambiarti e metterti comodo, ma appena entri, noti un’ insolita confusione, con cianfrusaglie e scatole sparse ovunque. Ti chiedi cosa succede, e appena giri l’angolo trovi tua madre che fa l’albero di natale. 

Ok, dite quello che volete, ma la scena di mia madre che fa l’albero mi mette una certa felicità addosso. Si, è una scena ricorrente di cui non mi stanco mai, ogni Natale. Una di quelle consuetudini, di quei gesti, di quegli attimi che non puoi farne a meno. Quindi come posso farmi scappare un occasione simile?Si, lo so, è tardi e dovrei andare a dormire perchè domani alle sette la sveglia suona, ma chissenefrega, chissenefrega proprio. Quindi, principalmente tra un fiocco e l’altro, scrivo, cercando di non dare nell’occhio, il computer è appoggiato al tavolo di fianco all’albero che passo dopo passo diventa sempre più bello. Mia mamma dirige i lavori come il più saggio dei capicantiere, si allontana, si avvicina, tocca leggermente una pigna argentata, poi si allontana ancora, tira via un angioletto e lo riposiziona più in là, precisa, ma non soddisfatta. Sta pensando che forse quel fiocco deve stare più in basso, perchè in quella posizione rovina tutto l’albero. Mi chiede cosa ne penso, ed io sincero, le dico che è molto bello e sta venendo su bene. Mi guarda, ma non è convinta. No, cosi non va, mi sa di già visto. Ok, disfiamo l’albero, tirando via alcune decorazioni a suo dire, troppo “pacchiane”, e ci ritroviamo quasi al punto di partenza. Mi invita ad andare a dormire che è già tardi e che ci penserà lei a mettere in ordine tutto quanto, ma la verità, la verità è che questo momento non me lo voglio perdere per nulla al mondo. Quindi la rassicuro, prendo in mano una pallina e la posiziono li sul fianco. So di non essere molto d’aiuto, perchè in verità lei ha già il suo disegno in testa, e l’albero lo immagina già a modo suo, ma voglio comunque dare il mio contributo, e magari rinnovare qualcosa, com’è giusto che sia, di anno in anno. Le consiglio di tirare via quelle luci e di mettere quelle bianche che si intonano meglio, oppure di inserire nelle decorazioni anche quelle ghirlande e pure quelle stalagmiti, per dare un tocco naturale all’albero. Mi ascolta ma non è convinta, poi però mi da carta bianca e le dimostro che effettivamente sta meglio. Mi guarda e mi sorride, come a dirmi, non sei più un bambino dovrei ascoltarti molto di più. Ma a me questo non importa, in questo momento sono io a sentirmi ancora bambino, come una volta. Lo assaporo per bene questo momento perchè si ripeterà solo fra un anno forse.

Ora l’albero è quasi terminato. In religioso silenzio mia madre, sistema le ultime cose e ci gira attorno cercando di non lasciare buchi vuoti. Non è il caso di lasciare buchi nell’albero di Natale. Deve essere perfetto. Nel frattempo io ho dimenticato ogni tipo di preoccupazione o pensieri in questo momento magico, in cui solo il rumore del fuoco nel camino dice la sua, perchè tutto il resto tace. Tace come per rispetto ad un gesto, quello della decorazione dell’albero, per molti insignificante, mentre per altri, come me, molto bello. Se i piccoli gesti, sono fondamentali come leggo ovunque tra frivoli post su fb e twitter, viverli davvero è una gioia che pochi hanno la fortuna di provare. Ma la predisposizione per avere la certezza di assaporarli deve partire da noi.

Se non siamo propensi alle gioie della vita, mai gioiremo di essa. Credo, che questo natale sarà un buon natale, non per i regali, i doni, o chissà cos’altro, no, sarà un buon natale per la voglia di cambiarla, di renderla un pò più colorata questa esistenza. Non possiamo soccombere sotto i colpi della crisi, della povertà, delle cose che non vanno e che ci logorano la quotidianità rendendoci nervosi e intrattabili. Non possiamo permetterci di perderci, e poi piangere, di sfoderare corazze fatte di cartone che si sciolgono sotto la prima pioggia. Non possiamo farci prosciugare l’anima, da questi tempi, non possiamo proprio. Cambiare un po e cercare di migliorare, non funziona solo per le decorazioni dell’albero, funziona per noi e per la nostra vita.

C’è da sorridere, come si sorride soltanto abbellendo l’albero di Natale, nonostante fuori il freddo congeli anche il sangue nelle vene.

Daniele Gareri

Nel frattempo, tutto scorre.

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Non si ferma in mezzo alla nebbia, segue il suo istinto in quella giungla senza luci, accetta nuove sfide, ne abbandona altre, ogni giorno è un cambiamento ed ogni volta si arricchisce, curioso, come quei bambini che chiedono sempre: Perchè?

Risposte c’è ne sono poche, poche come i consensi, di quelli ne ha sempre fatto a meno, testardo ed un pò dispiaciuto quando riguarda quel borsone ormai vuoto, dinamiche inspiegabili, brezze emotive leggere, pensa con la mente ma agisce con il cuore, segue un sogno, un ideale, quello che un calda notte d’estate il nonno gli confidò, piccolo com’era, già pensava in grande. Mai solo, ma a volte c’è bisogno di quella solitudine autunnale, tra la stanchezza e le ossa rotte dopo il lavoro, il freddo, le mani screpolate, gli occhi stanchi e le guance rosse, guarda suo padre e pensa di volere almeno un quarto del suo carattere.

Non si arrende, osserva in silenzio, studia questa gente e trae conclusioni mentre il tempo passa e lui raggiunge gli obbiettivi cercando di alzare l’asticella e se non ci riesce pazienza, ci ha provato, in mezzo alla nebbia in questa giungla senza luci. Suoni lontani e ricordi sfocati alimentano il bagaglio di belle esperienze contribuendo a far risplendere quel sorriso mai scalfito nemmeno nelle peggiori situazioni, nelle cadute, nelle baraonde emotive. E ci beve su, nei venerdì sera al bancone del bar dove i fumi dell’alcol si trasformano in fiumi di alcol, gli amici fanno baldoria e la musica accompagna discorsi un pò affannati, progetti futuri, donne, sport, vita.  Osserva e prende appunti sul suo taccuino completamente assorto nel desiderio di descrivere quello che accade attorno a lui, un giorno lo rileggerà e sorriderà, è il suo desiderio, mentre sorseggia quella birra.

Ammira quel musicista che suona veloce la sua chitarra, e quel dj che mette su quei fantastici dischi, il pittore che dipinge con colori accesi e accattivanti, il fotografo che sta immortalando un momento memorabile, il poeta che decanta le sue strofe ed il cantante che le urla al mondo facendole sue, lui li osserva e li ammira creativi fino al midollo, sinceri e tremendamente veri, mentre comunicano col cuore, su quelle frequenze il messaggio viene decodificato, lui guarda, sorride e continua a combattere.

Nel bel mezzo della nebbia, nelle sfide di tutti i giorni, nella giungla buia, mentre fuori piove e poi esce il sole, insistere nelle giornate fredde, continuare per la propria strada, battere forte il colpo, mentre questa società si scioglie la merda viene a galla giorno dopo giorno, continuare e continuare, i sogni, quei fantastici sogni, sono raggiungibili, sputare sangue, rabbia, dolore,  scrivere ed agire dando credito a quelle parole. Il musicista suona, il pittore dipinge, il fotografo fotografa, il cantante canta, ognuno fa il proprio, nel frattempo, tutto scorre.

Lui prende appunti, con le mani sporche di calce e il cuore pieno di vita.

Gareri Daniele