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Lampedusa: Dignità e Speranza nel Cuore del Mediterraneo

Tornando a casa da Lampedusa ho cercato di riordinare i pensieri e scrivere qualcosa che possa imprimere emozioni e sensazioni provate. Sicuramente è un arrivederci, non un addio.


Il murale di Laika “Rise up Together” che rappresenta una donna lampedusana abbracciata ad una donna migrante, ci ha accolti subito. Il murale troneggia in alto, sopra il porto di Lampedusa, ed è il grande benvenuto che l’isola da al mondo. E questo è stato anche il nostro benvenuto. Siamo venuti qui per una vacanza ma con la consapevolezza di ciò che rappresenta quest’isola, per noi e per chi vi approda. E’ chiaro fin da subito che far finta che qui non accada nulla, equivale a mettere la testa sotto la sabbia. Fortunatamente tantissime cose ti ricordano dove sei.

Il turismo è fondamentale: l’economia locale sopravvive principalmente grazie a questo e ai turisti l’isola si presenta in modo impeccabile, nulla da invidiare alle isole più mainstream del Mediterraneo. Ma qui siamo alle porte d’Europa, l’estrema provincia a Sud e questo luogo è da sempre un approdo sicuro, una speranza per chi scappa da guerre, povertà, fame e prova a ricostruirsi una vita. Ci prova, perché il viaggio dei migranti-come sappiamo-non porta con sé nessuna garanzia di sopravvivenza.

A Lampedusa oltre agli isolani i protagonisti sono proprio tutte quelle donne e uomini, bambine e bambini, che dopo giorni di viaggio su vecchie carrette del mare in qualche modo, riescono a sopravvivere ad una tratta spaventosa che inizia principalmente in Libia (ma per arrivare in Libia ognuno vive la sua personale odissea, chi attraversando il Sahara, chi arrivando da altri luoghi) e molto spesso finisce al porto, proprio sotto al murale di Laika. La rete di accoglienza fatta di volontari, dottori, associazioni umanitarie, autorità, si muove immediatamente nelle emergenze perché c’è solo una grande legge a cui tutti a Lampedusa rispondono: non si lascia morire nessuno in mare.  

Questa frase potentissima mi accompagna da molti anni. Mi hanno sempre affascinato le regole e le leggi anche non scritte, del mare. Ma soprattutto sono rimasto colpito dalle prime testimonianze che alcuni migranti-diventati poi grandi amici- mi hanno raccontato anni fa. Approfondendo il tema, il “non si lascia morire nessuno in mare” è diventato per me un metro di paragone, ciò che distingue i codardi dagli eroi. Le autorità che operano in mare, le ONG, i dottori, gli infermieri, i volontari, o semplici cittadini che si buttano in acqua per salvare il salvabile come Vincenzo, il pescatore di San Leonardo di Cutro che il 26 febbraio 2023 è stato il primo a soccorrere i passeggeri del caicco “Summer Love” che affondavano a pochi metri dalla riva, ma potremmo fare altri mille esempi. Loro sono eroi di cui nessuno parla.  

Le strumentalizzazioni e i colori politici qui si annullano. Anche perché nel frattempo la politica italiana di destra e di sinistra si è dimenticata di Lampedusa. La solidarietà dei lampedusani ormai e riconosciuta ovunque, ma è evidente che mancano mezzi, persone e volontà per gestire umanitariamente questa emergenza (soprattutto nei periodi più intensi degli sbarchi). Se dal continente si ha questa impressione, venendo a Lampedusa e scavando un po’ se ne ha la certezza. Una delle cose che ho percepito in giro per l’isola è proprio il senso di accoglienza insito negli abitanti: è cosi naturale sentirsi a casa. Questa sensazione si mescola con la ricerca dell’essenziale visto che sull’isola non ci sono molte distrazioni se non qualche bel locale e naturalmente le belle spiagge. Sicuramente non c’è tutto quello che puoi avere sulla terraferma, siamo pur sempre su una piccola isola. Infatti può capitare che in una settimana manchino alcuni beni non di prima necessità e si debbano fare scorte per le settimane dopo (a parte i farmaci che arrivano quasi tutti i giorni via aerea). Io per esempio non sono riuscito a leggere nessun giornale perché l’unica edicola in paese era vuota e non poteva essere rifornita. Piccole cose che diamo per scontato, ma quando mancano ti portano a riallinearti con te stesso. E riscoprendo l’essenziale si crea un legame (difficile da spiegare ma chi è stato a Lampedusa capirà) molto forte con l’isola.

Non è solo un bel posto per le vacanze estive e non è solo una meta buona per Instagram o per le foto ricordo. E’ uno dei luoghi in cui l’essere umano riscopre la sua dignità, viene salvato, accolto e abbracciato calorosamente. E’ uno dei luoghi in cui tra mille difficoltà e tra mille contrapposizioni, l’essere umano trionfa. Un luogo in cui la morte e la vita viaggiano a braccetto, ma è la vita, sulle banchine del porto vecchio e del porto nuovo di Lampedusa, a trionfare.

E quando ti senti cosi vivo, ti auguri di ritornarci presto.

Arrivederci Lampedusa.

Daniele Gareri

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Comments (

6

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  1. Silvia Turchi

    molto bello,bravo Garo. Grazie al grande cuore della gente di Lampedusa

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    1. Daniele Gareri

      Assolutamente si! Grazie Silvia

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  2. angela cocconcelli

    Come ti ho già detto, Lampedusa crea dipendenza… leggo di questi effetti fra le tue righe.

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    1. Daniele Gareri

      Decisamente sì, Angela!

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  3. mansodano

    “A Lampedusa non si lascia morire nessuno in mare”… le prime due parole dovrebbero essere sostituite con dappertutto. Bellissimo articolo, complimenti !

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    1. Daniele Gareri

      Assolutamente d’accordo.

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