Swing Baby, Swing!

swing202

Una, due, tre, quattro e così via. Sempre più forte, come se calcassi con quella penna consumata, una, due, tre, quattro. Apro alla vita – prego si accomodi, non è ancora finita- le finestre spalancate, le porte buttate giù con un calcio, la luce.

[Ti spiego, ho un dolore al petto, l’emotività mi frega ma questo te lo avevo già detto davanti a quel caffè che per una volta non ho preso corretto. Meriti un sorriso, e se ti tocchi le mani, io un po’ capisco. Mi racconti che ci sono strade che si incrociano, io ho la macchina che corre veloce, andiamo.

-ma dove?

-lontano

Stai sorridendo, non hai paura, accelero. E’ il tuo profumo questo. Il locale è affollato, c’è gente, la musica è buona. Stanno suonando dal vivo e ballano là, nell’angolo. Prendi coraggio, mi segui. Mi prendi per mano, ti seguo. Capelli lunghi, scuri, schiena dritta, fianchi morbidi. Sorridi e ti giri, e poi ancora, sorridi. Balli davanti a me, mi muovo, bevo d’un fiato il mio gin tonic: è forte. Ridi. Sei bella. Il ritmo si alza, balliamo, ti avvicini e poi ti allontani, balli – è swing baby – ed io sbottono la camicia il primo bottone mi sta soffocando, allento la cravatta e tu la prendi portandomi a te: siamo ad un centimetro, vis à vis, il profumo è fortissimo, le tue labbra lucide, sorrido, avvicino la mia bocca, ti giri, te ne vai, ti allontani, corri nella mischia, salti, il vestito ti segue, svolazza.

-ehi dove scappi!

-Meritatelo.

Mi aggiusto i capelli, sistemo la camicia, metto una mano in tasca, sguardo inebriato, il cameriere mi allunga un drink di nuovo, giù d’un fiato, brucia. Mi muovo sciolto –cosa fa quel tipo, si sta avvicinando un po’ troppo a te– ti prendo dal fianco – stasera sarai mia – una giravolta e poi un’altra, e poi un’altra ancora, ora segui tu il mio ritmo, una, due, tre, quattro. Ed ora siamo soli in pista, ci guardano, scivoliamo veloci, il trombettista soffia più forte, il bassista scandisce il tempo, il saxofonista si mette in proprio.. ed è il delirio.

-Oh cara, dove sei stata tutto questo tempo?

Mi stringi le mani, caldo, freddo, sguardi che si incrociano e si parlano, intesa. Ti avvicini a me, sento il tuo respiro, in affanno, in difficoltà, lo sento sul mio collo, sei vicina.

Sudati, attorcigliati, mani che stringono mani, corpi che si uniscono abbracciandosi dolcemente e poi più forte, diventando uno solo, gambe che si toccano, labbra che si sfiorano, e cosi, sempre di più.

Continuiamo, una, due, tre, quattro..]

New York 1927, suona Duke Ellington al Savoy Ballroom e Connie’s Inn.

 

Daniele Gareri

 

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