ad est, sole, storie, tempo, vita

Cronache dal fronte est.

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Gli ultimi inverni sono stati più freddi del solito.

Nel tardo pomeriggio avete preso il borsone in pelle con vestiti pesanti, qualche ricordo ed una sola foto scattata tempo fa in una località di mare con un canale che attraversa il paese. Ingiallirà nel tempo in mezzo alle parole non dette. Le festività all’orizzonte sono l’ennesimo miraggio che vorreste evitare, la carta da parati colorata che ricopre le crepe sempre più grandi dell’intonaco a tratti ammuffito nelle case abbandonate. Non piove, non nevica, c’è solo molto freddo. Il vento ha ripulito l’aria portandosi via tutto, ma non è il momento della resa e nascosti tra le trincee i sogni che non svaniscono. Uomini e donne bussano alla porta, figure malnutrite chiedono aiuto cercando un appiglio: aprite le porte. Entrano ed escono velocemente, portano via tutto e lasciano in bocca il sapore amaro di un piatto di verdure selvatiche. S’impossessano di quello che possono e scappano -non si sa dove-  dileguandosi nel buio. Questione di secondi. Le mani sono tagliate e le nocche sanguinano, finalmente un po’ di calore. Un calore effimero però, che fa male. Sistemati alcuni libri ingialliti dal tempo, avete tenuto solo gli appunti di viaggio in cui annotate ogni piccolo dettaglio in meticoloso silenzio. Un paesaggio desolato e martoriato dalle bombe di una vita intera. Solchi nella terra e abitazioni in parte crollate. I buchi dei fucili d’assalto sui muri e qualche scarpa spaiata sul ciglio dell’unica strada percorribile. L’alternanza tra il giorno e la notte si fa sempre più sottile, poche ore per dormire. Cappotti in lana scuri, portati come armature: fuori fa freddo. Capelli legati ed occhi grandi, nei lunghi silenzi nessuno si muove. Ci si osserva, ci si studia. Parole accostate l’una accanto all’altra come queste, unite solo da un’immagine chiara ed eloquente. Il grigio dell’inverno con le sue sigarette fumate in fretta mentre in lontananza forti esplosioni ancora e minareti che richiamano i fedeli. La paura si è insinuata nei meandri più nascosti. Chiusi in un guscio di indifferenza ed impassibili ai sentimenti come gioia, amore, felicità, correte sul fronte est. Stop

E poi all’improvviso sul ponte, due ragazzi fanno qualcosa di strano: si prendono per mano, si accarezzano, si abbracciano. Inariditi guardate la scena senza proferire parola. Un rallentamento del tempo improvviso e un rumore strano al centro del petto, come un battito regolare che lentamente riprende. Non si sente più nulla ora a parte qualche eco lontano. Continuano a guardarsi negli occhi i due, ed ora sono più vicini. Non lo faranno davvero – si pensa – gesti cosi rivoluzionari e pericolosi, fermateli! Ma loro sono sempre più vicini e,  con una smorfia sul viso, sussurrano qualcosa. I battiti aumentano tra agitazione ed uno strano calore dentro. I cecchini appostati sui tetti sono pronti a fare fuoco, ipnotizzati però da quegli strani gesti, rimangono immobili. Labbra che si sfiorano piano e si avvicinano, danzando come un walzer sul ponte tra gli echi di morte e dolore che si stanno affievolendo. Ed ora a pochi millimetri, si toccano queste bocche, entrano in contatto. Cercate di capire perché si stringono cosi forte quasi a non lasciarsi andare e nel cercare risposta ricominciate a respirare, riprendendo coscienza, scrollandovi di dosso lo strano torpore in cui siete caduti. Da lontano qualcuno grida – un ba..un Bacio!- e nello stupore generale, il sole rinasce sul desolato fronte est. Stop

-cronache dal fronte est-

Daniele Gareri

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Lisbona, sole, vita

Un giro a Lisboa

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I vicoli si allargano e si stringono alternandosi. Al centro i binari degli eléctricos sono una presenza costante ed assecondano salite e discese. E poi angoli di rara bellezza e diversi miradouro da togliere il fiato con il fiume Tago sullo sfondo. Lisbona, finalmente!

Le vie ciottolate ci accompagnano in ogni metro di questa città di circa cinquecentomila abitanti, disposta su sette colli, caratterizzata da colori vivi e da costanti salite e discese che la rendono unica, crocevia di scambi culturali e commerciali in un passato glorioso ed un presente lentamente in ripresa. Conoscevo Lisbona grazie a qualche libro soprattutto a “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi e “Lisbona – quello che il visitatore deve vedere” di Fernando Pessoa. Ed è proprio su quest’ultimo che le mie attenzioni si concentrano. Nel libro Pessoa ci accompagna virtualmente in giro per la città e risulta affascinante rivedere con i nostri occhi quello che lui anni fa ha descritto minuziosamente. Il confronto è d’obbligo e, al netto del fattore temporale, la città è rimasta la stessa.

Plaça do Commercio sul fiume Tago continua a trasmettere quel senso di grandezza ma soprattutto è ancora quel luogo d’incontro che una piazza dovrebbe essere. Era la porta d’accesso principale alla città, le navi provenienti dall’atlantico risalivano un pezzo di fiume ed è facile pensare a quanto fermento culturale, etnico, sociale, e soprattutto commerciale (da qui Praça do Comércio) si presentava al suo interno. Anche la mia visita a Lisbona è partita da qui attraversando poi il quartiere signorile di Baixa, verso Rossio con la sua stupenda piazza fino ad arrivare alla stazione ferroviaria, l’altro accesso storico a Lisbona. Seguendo questo tragitto c’è tempo per ammirare l’Elevador de Santa Justa, uno dei simboli di Lisbona. Dopodiché risalendo si può passare attraverso Largo do Carmo ed ammirare il Convento do Carmo (chi l’ha visitato sostiene che sia assolutamente da vedere) e magari sedersi e gustarsi qualcosa di fresco mentre alcuni artisti di strada si esibiscono. Ma non voglio raccontarvi filo e per segno il mio percorso anche perché sono davvero tante le piazze interessanti, i luoghi di culto, i parchi pubblici, i palazzi e musei, presenti in giro per la città. Ed a queste cose ci aggiungo i miradouro (le terrazze panoramiche) da cui ammirare Lisbona in tutto il suo splendore. Personalmente uno di quelli che mi è piaciuto di più è il Miraodouro de Santa Caterina al tramonto, condividendo quel momento con i miei compagni di viaggio ed un buon aperitivo, mentre un musicista di strada (ce ne sono tantissimi) reinterpretava alcuni successi passati. Oppure il Miradouro de São Pedro de Alcântara, meraviglioso anche se in parte impraticabile a causa di certi lavori di manutenzione.

E di sera Lisbona offre ancora di più. Tanti i ristoranti e locali per tutti i gusti e per tutte le tasche, principalmente al Bairro Alto un quartiere pieno di vitalità ed energia in cui ci si perde facilmente, ma mai per davvero. Lisbona non è una città particolarmente cara, tutt’altro. I piatti da provare sono sicuramente u bachalau (il baccalà) cucinato in tutte le sue varianti, la sardinha alla griglia (in ogni angolo dei quartieri popolari le griglie sono sempre accese ed il profumo è una piacevole costante soprattutto durante il periodo di festeggiamenti al santo patrono), il polvo (polipo) e le varie zuppe di pesce. Per non parlare della carne, presente anch’essa nella cucina portoghese, principalmente alla griglia, ma non solo. I piatti molto spesso sono accompagnati con tante verdure e patate che non mancano mai, come anche l’aglio, una presenza fissa. Lisbona per la sua tradizione coloniale fu una delle prime città ad importare nella propria cucina spezie e prodotti (come la patata) non presenti in Europa. Inoltre tanti anche i vini bianchi (come i Vinhos Verdes) e rossi (come i vini del Dão).

Una delle cose che più mi ha affascinato della città sono i colori: le abitazioni, i tetti, gli eléctricos (i caratteristici e funzionali tram elettrici), il fiume Tago, i festoni appesi per onorare il patrono San Antonio (ci hanno spiegato che San Antonio prima di morire a Padova svolse le sue funzioni proprio a Lisbona ed il popolo ne è tutt’ora devoto, da qui San Antonio da Lisbona. La notte del patrono è quella tra il 12 e il 13 giugno, ma le feste durano fino al 1° luglio, con balli e canti per i quartieri popolari), la Ginjinha (il liquore a base di amarene), dei piccoli bar improvvisati, delle facciate delle abitazioni d’influenza araba, per esempio. Ecco, i colori sono vivi davvero a Lisbona ed uno dei quartieri che più di tutti li rappresenta è l’Alfama.

L’Alfama è il quartiere più antico di Lisbona, di origine araba e qui trovate il link in cui poter approfondirne meglio le origini. Sopra al quartiere troneggia il Castello di Sao Jorge il punto più alto di Lisbona da cui si può ammirare tutta la città, sotto, il fiume Tago. Le vie strette impediscono il passaggio delle automobili ed addentrandosi nel cuore dell’Alfama sembra che il tempo si sia fermato complice anche il silenzio e le finestre chiuse delle innumerevoli abitazioni, alcune di semplice colore bianco, altre, le più belle, di Azulejo (le famose decorazioni di origine araba che ho fotografato più volte e che potrete vedere in basso). Credo che ricorderò ogni metro nell’Alfama tra le note del Fado (musica popolare) e soprattutto per gli scorci magnifici che mi ha regalato e che puntualmente ho cercato di immortalare.

Queste sono solo alcune delle cose che ho visto nella mia breve permanenza in città ma sicuramente l’atmosfera che ci accompagna a Lisbona è unica. Un tuffo nel passato dell’Europa che era, il centro di un mondo che iniziava ad incontrarsi mescolando usanze e culture a fianco dell’oceano atlantico. Ho provato a viverla (e fotografarla) con questi occhi. Consiglio a tutti un giro a Lisbona, nel frattempo potete vedere le mie foto qui:

https://www.flickr.com/photos/155864168@N06/albums/72157682867431922

Obrigado!

 

Daniele Gareri

 

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sole, storie, vita

Il primo sole

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Cronache di una giornata di sole.

Che bellezza!Sentite che profumo qua fuori signore e signori!!!E guardate su quel balcone, stanno sbocciando i primi fiori, e gli alberi fioriscono timidamente!Una giornata di sole così non si vedeva da mesi e mesi ormai, pare che l’inverno sia finito. Non ufficialmente però.

Bambini in bici ed altri che si lanciano un pallone gridando e correndo, correndo e gridando. Sentite come si divertono!Accorrete, questa è una giornata magnifica, credetemi. Ci sono ventiquattro gradi e al telegiornale parlano di oggi come della giornata più calda della settimana. Adesso ci credo, effettivamente ho tolto la giacca ed ho aperto la porta dell’ufficio cosi questo calore può entrare e asciugare un po’ quell’umidità che si accumula sempre con i mesi più freddi.

Sentite piano piano il calore? Ditemi, lo sentite?

L’abbraccio del sole che stringe e si fa presenza ammettendo di essere tornato per restare.

Uscite di casa, andategli incontro, presto!!

Quante biciclette girano oggi per la piazza, si alternano alle macchine ed ai passanti che attraversano le strisce pedonali. Sembrano tutti più sorridenti, forse finalmente sta arrivando. Si, sta arrivando, silenziosamente sta arrivando. Respiriamo a pieni polmoni signore e signori, prendiamoci per mano e accompagniamoci, scegliamoci, viviamoci.

Si, sta arrivando e le cose che nascono in primavera sono sempre le migliori.

 

Daniele Gareri

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sole, storie

Il caffè del lunedì mattina

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Il caffè del lunedì mattina è il più buono della settimana.

Amaro, forte, deciso. Uno schiaffo per riprenderti dal weekend, uno schiaffo che ti riapre gli occhi, che ti rimette in carreggiata, uno schiaffo che ti ricorda chi sei e che non hai bisogno di scuse, tu. Ed il caffè del lunedì mattina è servito, un po’ troppo caldo – aspetto un secondo – ma lo bevo d’un sorso. In tazzina piccola, dal bordo spesso e arrotondato, nero, con una leggera schiuma marrone.

Mi guardo intorno, quell’uomo sorride alla sua amata e le porge il braccio aiutandola a rialzarsi: passeggeranno insieme per tutto il giorno, sono in pensione, cercano una distrazione. Una mamma con i suoi bambini è in ritardo, corre indaffarata verso scuola, la campanella sta per suonare, la settimana è iniziata. Bevono il loro caffè in fretta consumando una colazione veloce, anche l’elettricista e il dottore.

Corre veloce il tempo, ed il caffè del mattino è una costante. Senti il suo aroma nei sorrisi della persona che ami, nel pane con la marmellata, nei biscotti, nel tepore di una casa che ti accoglie. Il caffè del lunedì mattina che scaccia ogni fantasma, ti fa dimenticare le cose brutte, le scelte sbagliate, i momenti falsi, finti, ipocriti. Un antidoto contro il cattivo umore e l’emicrania cronica di cui soffro. Un minuto solo, basta un minuto per sorridere, il caffè del lunedì mattina ha questo potere.

Ed oggi è più buono che mai.

 

D.G.

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napoli, notte, sole, storie, tempo, vita

Sprazzi di Napoli a settembre.

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San Gennaro è alle porte, il miracolo sta per avvenire.

Appoggiati ad un muro ci guardiamo, raccontandoci storie, ricordi, sfighe. Quante cose in comune tra le vite che si intrecciano nell’affollatissima via dei Tribunali. Ecco la magia di Napoli, tra una pizza e due risate, camminiamo fino a piazza Bellini. Ragazzi forestieri nella città del Cristo Velato che questo sabato sera è gremita di gente, si guardano intorno: siamo noi, da Bolzano, Bologna, Imola, Novellara.

Ci sentiamo a casa in questo labirinto di vicoli, con i musicisti di strada, il profumo di legna bruciata, e gli arancini appena sfornati. Intanto ci sono due vecchi sposi seduti davanti a casa su due piccole sedie di legno: guardano il via vai di gente sorridendo. Salutiamo e rispondono cortesemente. Chissà a cosa pensano, al tempo passato forse e alla Napoli della loro giovinezza, dei baci strappati sul lungo mare Caracciolo, o delle brutture di una città a tratti violenta. Passiamo avanti, mentre allunghiamo il passo e ci fermiamo a bere qualcosa. Stiamo bene.

Inizia a piovere, e corriamo tra i vicoli facendo attenzione a non scivolare sul ciottolato. Ma non abbiamo voglia di tornare a casa stasera. Troviamo un chiostro e ci sediamo davanti ad un portone, compriamo alcune birre in bottiglie e ci raccontiamo le nostre vite. Il sottofondo di tuoni e lampi non ci fa paura ora, intanto ci accendiamo una sigaretta. E’ un bel pacchetto quello.

Domenica mattina in piazza del Plebiscito il cielo è terso, ed il mare sullo sfondo ci guarda. Osserviamo il Vesuvio in una domenica mattina di settembre, siamo vivi e il luccichio del sole sul mare ce lo ricorda. Ci dirigiamo verso i quartieri spagnoli poi, con i panni stesi fuori, i motorini parcheggiati ed i santini agli angoli delle strade. Alcuni pescivendoli stanno sistemando la merce rimasta, mentre un gruppo di bambini gioca a pallone contro un muro. Il murales di Maradona regna sui quartieri con fierezza anche se al posto della faccia c’è una tapparella.

Ritornerò ed è l’unica promessa che posso fare, ci sono legami che non si spezzano mai.

 

Sprazzi di Napoli a settembre.

 

[Ecco l’articolo ufficiale:

http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/camorra-libera-scampia-mafia-napoli-1.1327693 ]

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ad est, libertà, sogni, sole, vita

Ad Est, dove nasce il sole.

 
 

Ad est!A est! e li che andrò, dove nasce il sole, dove nasce la vita.

Là, nelle terre lontane dove prima di tutto un raggio di sole bacia le montagne, fiumi, laghi, mari, villaggi, città. Le lande desolate del Tibet, o le città brulicanti di vita del Giappone, le metropoli affollate cinesi e le caotiche strade indiane di Mumbai, i monti innevati della Mongolia e le coste incantevoli dell’Indonesia, verso Bali, e poi più a Est, sempre più a Est verso l’Australia più selvaggia con i suoi deserti e i suoi misteri.
Ad est del mondo, laddove tutto si risveglia tra profumi di storie antiche, e battaglie epiche, muraglie ed eserciti di terracotta, imperatori e templi magici di monaci combattenti e disciplinati, ad Est dove il cuore rallenta e l’anima si riassesta in pace con se stessa, in pace con il mondo, il nulla e la natura, alla ricerca di un ego perduto tra il superfluo dell’occidente. Vagabondi senza meta, seguendo il tempo ed i percorsi dei grandi, sulle strade di Marco Polo e campi di battaglia russi, freddi e bianchi di neve, tra povertà e residui sovietici, deviando verso terre inospitali e pericolose, ma profumate di vita vera.
Ad Est, mentre tutto scorre, dimentico pian piano queste genti prive di inventiva, cuori di pietra, insensibili e tremendamente scontati, ad Est mentre i fiumi scorrono e animali si abbeverano nei villaggi dimenticati da un Dio che è troppo occupato a dare da mangiare a chi ne ha già, percorro strade infinite e mi riconosco tra ragazzi che giocano nella terra, con la terra, per la terra, che diventeranno uomini prima del dovuto, che non hanno nulla, ma nel nulla, sereni come se avessero tutto.
Ad Est, dove brutte dittature hanno lasciato un segno indelebile nel territorio e nei popoli, segni di bombe e di morte, ma anche di ripresa e di ricchezze, Est, dove tutto è diverso, ed il mondo è ancora un poco più saggio.
Voglio andare ad Est perchè è li che tutto nasce, il giorno, la vita.
Lontano dai vostri discorsi invidiosi, e le vostre gare di bellezze, lontano da ipocrisie e falsità, lontano dalle cattiverie di chi si nutre di soldi, e per soldi, commette le peggio cose, non curandosi di amicizie e valori sociali, lontano da sguardi privi di luce, disidratati da uno stile di vita che ha prosciugato sogni, speranze e virtù. Ideali spenti nei vuoti di conti correnti in rosso, rosso come il sangue di chi muore per scelta, rosso come il sangue di chi rabbioso non si ritrova più e si spegne lentamente ogni giorno. Voglio andare ad Est, in mezzo al Nulla e dimenticare i vostri capricci, i vostri vestiti, i vostri profumi, i vostri tagli di capelli, i vostri meccanismi subdoli di accettazione a tutto senza mai muovere un dito per fare qualcosa e dimenticare i vostri strani discorsi sulla rassegnazione ad una vita mediocre e priva di ogni stimolo.
Voglio andare ad Est, disintossicarmi, ripulirmi, svegliarmi all’Alba e vedere il Sole prima di chiunque altro.
 
Daniele Gareri
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felicità, libertà, natura, sole, vita

Primo Sole.



Sole caldo,che bacia ogni cosa, questo sole si fa desiderare e quando arriva accontenta tutti, uno dei pochi che con la sua presenza riesce ad unire il mondo.
In questo tempo così incerto, dove tutto sembra creato per dividere, eccolo, una certezza, quando fa capolino tra le piogge e le nevi di questa stagione troppo fredda e grigia.
Solitamente arriva in settimana senza dire niente e comincia ad asciugare il pantano, scalda gli alberi, scalda le persone, pulisce l’aria e colora tutt’ intorno. Le campagne prendono vita, le città prendono luce, la gente è felice e per qualche momento dimentica ogni problema. 
Il sole è prezioso, ma il sole d’inverno lo è ancora di più, ti sveglia dal torpore invernale.

E’ un anteprima della primavera e lo senti dai rumori, dai suoni, da profumi è un amico che non rivedevi da un po e ti concede il suo calore piacevole senza esagerare troppo, al sole d’inverno, ci puoi parlare senza correre il rischio di rimanere ustionato, ti ascolterà finché avrà a disposizione il suo tempo. (E’ molto impegnato, deve correre tra un continente e l’altro… )
Accende gli animi, fa uscire i bambini di casa, fa portare a spasso i cani, fa volare gli uccelli, fa ridere di gusto, ti fa svegliare bene la mattina, ti fa venire voglia di cantare a squarciagola, ti fa lavorare in maniche corte, ti fa sudare un po, ti fa lavare la macchina, ti asciuga i panni all’aria aperta, ridona a tutti ciò che il grigio ha tolto. 
Il sole d’inverno è pura magia se credi nelle magie.
E’ un elemento fondamentale della vita si sa, ha un influenza incredibile su tutti. A volte preferiamo la pioggia a volte la neve, ma per brevi periodi ed in determinati luoghi, il sole invece, lo vorremmo sempre e ovunque con noi.

Il presente va vissuto per davvero ed è per questo motivo che dovremmo goderci il Nostro sole, anche se siamo pieni di impegni e il lavoro c’è lo impedisce, sarebbe bello trovare un angolino per lui e per noi.
Forse d’inverno,forse questo inverno, per tutti, necessita di più Sole, ed è questo il motivo che mi ha spinto a scrivere oggi, vorrei ricordare fra qualche mese il primo vero sole del 2013, e ricordarlo con piacere,come quando esci di colpo da una fitta nebbia e ti ritrovi un cielo limpido, un paesaggio sconfinato, con un orizzonte inarrivabile, di quelli che ti spingono a non porti nessun limite.

Ecco, per me il sole è questo, un’incentivo, uno stimolo, un’aiuto, un grande faro che illumina il percorso, e non resta che mettersi in moto, seguire le aspirazioni, protetto da quella palla gassosa che da sempre dona vita e continuerà a farlo speriamo, per molto altro tempo ancora. 

Daniele Gareri.

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